Un paio di giorni fa mia madre mi ha chiesto: “Abbiamo la banda larga a casa?”. A più di cinquant’anni le era stato chiesto per la prima volta di attivare la modalità di lavoro smart working. Come la sua, molte aziende italiane, a causa del coronavirus, sono state costrette a ripensare al modo in cui lavorano, approcciando metodi di lavoro più flessibili. Mentre la Finlandia ha abbracciato l’agile work da più di dieci anni, in Italia siamo rimasti indietro.

Grazie alla piattaforma d’analisi SocialMeter Suite è stato monitorato l’aumento considerevole dei contenuti web riguardanti lo smart working dovuto alla situazione attuale del coronavirus. Infatti il flusso web aumenta la mole di contenuti a partire dal 24 febbraio. Dei 14.831 articoli web raccolti  da gennaio ad oggi, solo in questi primi 16 giorni di marzo risultano l’80% dei contenuti totali dell’osservatorio web relativo allo smart working. Per quanto riguarda i mesi precedenti gennaio presenta una quantità esigua di contenuti (3%), mentre febbraio, con l’inizio della pandemia, ha prodotto una quantità più consistente di contenuti (17%).

Le aziende innovative

Nelle aziende tradizionali i dipendenti devono chiedere un permesso o prendersi giorni di ferie per andare ad un evento di famiglia, ma per le aziende più smart questo non è un problema: i dipendenti possono timbrare il cartellino ovunque si trovino e lavorare a distanza.

Ferrari è una delle maggiori parole correlate a smart working; infatti l’azienda italiana ha preferito diminuire il personale nelle fabbriche e attivare la modalità di lavoro agile, dichiarando che questo non andrà a colpire la produttività dell’azienda stessa.

Un’altra realtà che promuove questa modalità di lavoro è H-FARM, una delle più importanti piattaforme innovative digitali. Da anni, infatti, promuove il lavoro in remoto per i propri dipendenti per andare incontro alle loro esigenze personali. In questo momento i suoi 600 dipendenti sono in smart working, continuando a supportare la digitalizzazione delle aziende e fornire lezioni ai propri studenti.

Maxfone, da parte sua, continua a lavorare per portare innovazione sull’analisi dei Big Data in Europa e negli Stati Uniti. Dotando ogni dipendente delle ultime tecnologie, l’azienda sta provvedendo a tenere aggiornato il proprio pubblico sugli sviluppi del coronavirus sui social con dati live.

Quali sono i benefici dello smart working in un’azienda?

1. Un migliore stile di vita

Il tempo che si passa nel tragitto verso il posto di lavoro non solo non è pagato, ma è anche poco produttivo. Se le distanze aumentano, lo stile di vita diminuisce drasticamente. Per questo per molti dipendenti, soprattutto i cosiddetti pendolari, avere una vita equilibrata è difficile e bilanciare la vita domestica e lavorativa diventa spesso impossibile. Secondo una ricerca di Gallup, “l’impegno sale quando i dipendenti passano un po’ di tempo a lavorare in remoto e un po’ di tempo a lavorare in un luogo con i loro colleghi. L’incremento ottimale dell’impegno si verifica quando i dipendenti trascorrono dal 60% a meno dell’80% della loro settimana lavorativa – o da tre a quattro giorni – lavorando fuori sede.” In poche parole, la produttività aumenta con l’aumentare delle ore di smart working perché permette alle persone di avere più tempo per sé stessi.

2. Equità fra i genitori

Analizzando l’attuale congedo di maternità, una neo mamma ha diritto a cinque mesi di congedo per maternità, mentre un neo padre ha sette giorni in alternanza con la madre.

Una donna, quindi, passerà circa metà anno fuori dall’ufficio per gravidanza, impossibilitata a lavorare, mentre la controparte maschile una settimana. Nel lungo termine, quindi, una madre riceverà uno stipendio minore rispetto ad un uomo o una donna senza figli. Questo fenomeno si chiama “motherhood penalty” che può essere contrastato con lo smart working: se ad entrambi  i neo genitori venisse attivata una modalità di lavoro agile, il tempo da dedicare al nuovo nato sarebbe diviso in maniera eguale fra i due.

3. Inclusività nei posti di lavoro

Lavorare da casa è un’ottima opzione per persone con disabilità. I.L.O in un articolo del 2014 riporta l’esempio di Yves Veulliet che ha perso l’uso delle sue gambe dopo un incidente. Da quel momento Yves è diventato un attivista per l’incisività di persone con disabilità nel posto di lavoro e sostiene che le aziende dovrebbero superare il concetto di assumere persone con disabilità come un gesto di carità e capire l’effettiva potenzialità per l’azienda.


  1. https://www.bbc.com/worklife/article/20190807-why-finland-leads-the-world-in-flexible-work
  2. https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/03/13/coronavirus_ferrari_riduce_al_minimo_il_personale_ampio_ricorso_allo_smart_working.html
  3. Gallup’s State of the American Workplace report
  4. https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/newsroom/features/WCMS_239534/lang–en/index.htm

Autore: Giacomo Benetti