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Yuval Noah Harari è uno storico, saggista e professore universitario israeliano. Chiama il nuovo capitalismo “Dataismo”. Trattasi in pratica, di un modello di controllo dei mezzi di produzione e delle risorse basato sulla raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo dei dati.

Perché curiosare sui temi da lui analizzati? Per scoprire come le nostre emozioni, i nostri valori, i nostri modi di vivere, di amare, le scelte e l’uso che facciamo della nostra vita siano da qualche tempo fonte di una nuova forma di ricchezza per grandi compagnie, governi e finanza.

Roger McNamee è un altro personaggio da seguire con attenzione. È stato tra i primi investitori della società di Mark Zuckerberg, uomo d’affari americano, investitore, venture capitalist e musicista. Egli non vede di buon grado alcune scelte imprenditoriali di Facebook.

Da tempo McNamee sottolinea come Facebook consenta il mantenimento on line di contenuti pericolosi per gli utenti del social network. Più volte ha biasimato Zuckerberg per l’incessante appropriazione che fa dei dati degli utenti con metodi sempre più illeciti e pericolosi.

Un’altra studiosa da non trascurare su questo filone? Si chiama Shoshana Zuboff, un’economista americana degli ambienti di Harvard; ha scritto libri sul futuro del lavoro e dell’economia di supporto. È lei che ha coniato il bellissimo termine “capitalismo di sorveglianza” visto come il fondamento di un nuovo ordine economico.

Per la Zuboff, le imprese del capitalismo moderno ormai vedono con sempre maggior interesse l’importanza di occuparsi di sorveglianza delle persone. Oggi chi intraprende una attività ed entra nei ricchi nuovi mercati dello studio dei comportamenti futuri fa la propria e la “altrui” fortuna.

Gli esempi citati sono solo alcuni dei tanti scienziati o studiosi di ogni area che vedono anomalie di non poco conto nel capitalismo del XXIº secolo. Tuttavia, bisogna anche riconoscere che questi scienziati fanno analisi molto ben strutturate e di tale profondità proprio grazie alle informazioni che hanno a propria disposizione, prodotti da questo “discutibile” sistema tecnologico. Trattasi di elaborazione di enormi quantità di dati e anche di elevatissima qualità.

Perché questi dati che tutti cercano sono così importanti?
Perché si è scoperto che siamo sinceri, spontanei, veri come non mai, quando siamo da soli… davanti ad uno schermo di un cellulare, iPad, pc o TV che sia. Ecco perché tutti non vedono l’ora di darci qualcosa gratis. Catturano in questo modo la nostra attenzione, e capiscono chi siamo e cosa ci fa vibrare. Vi sembra poco?

Perché siamo così? Avete mai visto qualcuno digitare la parola “amore” su Google, solo per dare una buona percezione di sé al motore di ricerca e/o all’oggetto più o meno brandizzato Apple, Samsung o altro che al momento gli passa tra le mani? Chi cerca la parola “amore” su Google, lo farà con uno scopo preciso e poi selezionerà alcuni temi piuttosto che altri.

Raccogliendo sistematicamente nel tempo tutto ciò, so di te più di quanto tu sappia di te stesso/a. È così. Pensaci, nella vita reale quante volte si usa la parola amore per secondi fini? (Come minimo aspettandosi di essere ri-amati).

Grazie a questo piccolo dettaglio, in sintesi direi che siamo sinceri più con “le macchine” che con altri esseri umani, quindi la cosa importante da capire è evidente. Tutto ciò che abbiamo gratis dal Web ha un fine che proprio grazie al nostro modo di essere favorisce solo talvolta e solo relativamente il benessere delle società umana più in generale, mentre sistematicamente invece, fa il bene di un mercato del tutto svincolato da ogni supervisione o controllo democratico.

Geniale trovata per segmentare e targettizzare il profilo esatto del cliente per il mio servizio o prodotto, e vedere velocemente quanti come esso posso trovare e catturare nel mondo, presentando un sogno che in cuor suo io so che non sa di avere. Non è fantascienza, e questo la maggioranza delle persone non lo vede come un problema, continuando a sentirsi sempre più in intimità con le nuove tecnologie.

Vediamo un po’ cosa accade di solito nella vita, e cosa stanno scoprendo gli scienziati del comportamento umano. Ogni singolo pensa e agisce in funzione di come egli percepisce in maniera quasi assoluta se stesso, le sue cose, la società che lui conosce, e ciò diventa la sua realtà. Vive quindi in questo modo un suo film nella vita reale, e recita un suo copione cercandosi nella vita gli altri personaggi che ritiene importanti per la sua sceneggiatura, perlopiù inconscia.

Ma il singolo, in verità, dicono gli scienziati, ignora di essere fragile, ed anche per pigrizia non sa che, volendo, può cambiare il suo film. Di conseguenza ignora ciò che percepisce di se stesso, delle cose attorno a lui, della società e della realtà. In pratica non conosce molto di se stesso, ed è pilotato da un ego incosciente che invece gli fa credere di sapere ciò che conta!

Provate ad immaginare. Statisticamente se sei nel mio gruppo di clienti potenziali, so di te che alta è la probabilità che tu emotivamente possa essere attratto da una serie di parole, colori, lettering, grafica, eccetera, e quindi usando emozioni appropriate, convinco il tuo ego che per te una data cosa, idea, servizio o pensiero sia la cosa più desiderabile da avere il prima possibile.

In pratica, grazie alle informazioni in mio possesso, alla scienza e alle tecnologie, se son bravo a non sbagliare database e conosco davvero le neuroscienze, ti presento una bella storia che tu non sai di sognare ancora, e stai certo che mi vorrai seguire. Questo, in particolare, se agisco senza esagerare e ti avvicino con equilibrio e con calibrata perseveranza.

Senza consapevolezza delle emozioni, dei propri valori e della volontà responsabile ed equilibrata, le cose, la società e la realtà, potrebbero prosciugarci il conto corrente e stressarci non poco, installando in noi ossessioni compulsive più o meno gravi per acquistare, desiderare, non sentirci soli, ecc.

Un tempo, ogni cosa cambiava lentamente. Da un bel po’ invece, tutto cambia strutturalmente senza sosta. La nostra mente vorrebbe fermare il mondo, non è abituata a vedere cambiare continuamente il tutto più volte in una sola esistenza. La mente mente, ed è anche facilmente corruttibile e abitudinaria ad adattarsi al pensiero superficiale e a non pensare.

Non c’è una guerra mondiale in corso, per fortuna, ma non esiste pace pur sapendo che neppure questo è vero. Siamo tutti guerriglieri per adattarci continuamente a nuovi teatri di battaglia ma non esistono nemici sempre visibili. Tutte le professioni ed i mestieri sono in discussione e non tutti sanno i nuovi mestieri cosa siano e per chi e a cosa servano per davvero.

Il nostro film ha una sceneggiatura troppo vaga. Cosa sta accadendo? Nulla di particolare. Mentre la nave va, pian piano impariamo ad essere sempre più attenti alle cose che ci aiutano ad usare meglio le persone, invece di aiutarci ad usare al meglio le cose per essere più attenti alle persone.

Siamo sempre più interessati alle novità tecnologiche e ai servizi vari che queste ci offrono, e siamo sempre meno attenti a cosa accade ad uomini e donne di ogni età, e alla nostra concentrazione sulla qualità della nostra vita e delle nostre relazioni. Le distrazioni regnano sovrane mentre ormai anche testimonial e influencer diventano sempre veri e propri avatar che ci guidano.

Gli individui, come nei peggiori incubi dello scrittore britannico Huxley (famoso per i suoi romanzi di narrativa dispotica che hanno ispirato varie sceneggiature per film su questo tema), sono sempre più automatizzati e in tal modo possono agevolare sistemi di governo basati sempre più sul controllo dell’individuo e della sua “disciplina” alle norme vigenti. (Argomento in parte già trattato in questa rubrica, vedi post di gennaio 2019 “una rosa per chi la merita”).

Non bisogna disperare, però.
Contemporaneamente a come non possiamo rinunciare al nuovo modo delle cose, che tanti vantaggi e benefici ci porta, è da considerarsi altresì utile, sano e vantaggioso seguire parallelamente anche una sana cultura della consapevolezza e delle problematiche rivolte alla coscienza in senso scientifico, filosofico e spirituale. La grande fortuna che abbiamo, è che proprio in questo scenario, possiamo evolverci ora come non mai.

Perché mai? Ma perché anche le scienze umane, comportamentali e sociali stanno facendo passi da gigante grazie alle tecnologie sempre più sofisticate e alle quantità enormi di dati che si possono elaborare per capirci meglio da soli. Peccato che non siano argomenti di cui si parla più di tanto se non in modo timoroso, ambiguo e con tante sfumature che creano confusione.

Invece di pensare di correre il rischio di diventare vittime delle tecnologie, bisogna riconoscere che siamo ancora molto poco propensi a guardarci dentro e migliorarci. La colpa quindi, non è delle tecnologie o di chi le sta utilizzando per far soldi a palate; ciò accade solo perché noi lo permettiamo.

Da sempre il lavorare in modo serio e profondo con sé stessi ha portato crocifissioni e roghi. Di conseguenza, la cosa ha comportato in ogni epoca e cultura non pochi problemi di chiusura e paura dell’altro, timore di pensare da soli cercando di trovare il meglio di sé, ha aiutato a privilegiare mediocrità e adeguamento passivo alle convenzioni più diffuse nel tempo, ha agevolato manipolazioni di pochi su molti e guerre.

Voglio elencare alcuni motivi del perché oggi i Big Data in particolare, grazie all’intelligenza artificiale come supporto, possono diventare una vera profonda rivoluzione che presto aiuterà moltissimo sia gli individui, sia le piccole e medie imprese davvero originali e innovative, addirittura le culture tutte più in generale. I motivi:

1) le grandi ideologie traballano e sono ripiegate sul passato;
2) una guerra globale è sempre possibile, ma difficilmente qualcuno la vincerà senza nefaste conseguenze anche per sé;
3) le “chiese” (partiti e parrocchie) istituzionalmente, oggettivamente, non riescono a fare più alcuna presa in modo strutturato e hanno sempre meno fan o sono solo gruppi circoscritti;
4) la sensibilità allargata verso problemi legati al rispetto della natura e dei più deboli è un seme che germoglia in ogni cultura e tradizione;
5) abbiamo una quantità di informazioni a disposizione che se ben utilizzate ci permettono un grande salto di qualità individuale e sociale;
6) le scienze umane stanno avendo degli sviluppi tali che se fin da bambini si andassero ad applicare alcune cose, a breve il mondo cambierà;
7) l’intelligenza artificiale farà aumentare il tempo libero, pertanto, usare parte di questo tempo per imparare ad imparare (così come una volta si faceva il militare) farà sviluppare nuovi valori e una nuova etica aperta a dimostrare il perché conflitti e guerre convengono solo a pochi;
8) si percepisce una nuova forma di spiritualità sempre più orientata a confrontarsi su ciò che unisce e non su ciò che divide tra le diversissime forme di credenza delle varie culture.

Vi sembra poco? Abbiamo tre scelte a questo punto:
1) arrenderci e rifugiarci nel nostalgico passato, e osservare tutto con distacco senza cogliere bene e male;
2) giocare in difesa ma non si sa di cosa, e ignorare quanto di positivo c’è;
3) aver fiducia del nuovo rinascimento in atto, e osservando tutto con equo distacco, concretamente centrati, e certi che tutto sia bene e male allo stesso tempo.

Partiamo dalle piccole e medie imprese e dal mondo professionale. Cosa potrebbe accadere se questi iniziassero a guardare i Big Data come un cruscotto dove cerchiamo di capire
1) cosa accade sui vari temi che interessano;
2) quando e come correggere o indirizzare la propria strategia per scegliere nuove nostre sceneggiature di visione sempre migliore e più equilibrata, vissuta in modo più consapevole possibile;
3) imparare a fare un’analisi attenta di ciò che siamo rispetto a ciò che vorremmo essere;
4) considerare alcune funzionalità di business intelligence in ogni forma organizzativa di ogni dimensione e ad ogni livello. Non so se si intuisca la portata di ciò. Come fare? È possibile.

Tanto per cominciare, gli investimenti in questo mondo, anche qui man mano si riducono. Per quanto riguarda la parte informatica, già da tempo le tecnologie ci dimostrano quante cose possono ancora semplificarsi e su questo basta quindi seguire le vere novità.

Per quanto riguarda quell’ostico argomento dell’elaborazione delle informazioni, tutto questo continuo parlare continuamente intorno ai dati e alle tecnologie per vedere come gestirli e interpretarli, sta già rendendo gli strumenti di analytics sempre più facili, più comuni e più democratici.

Perché imparare a capire e interpretare il mondo facendo interagire il più possibile potenziale umano e nuove tecnologie? Perché in ogni organizzazione, imparando ognuno a leggere le proprie emozioni e gli analytics di ciò che accade, tutti possono essere autonomi ed elaborarsi autonomamente i propri dati, facendosi da soli ricerche di alto valore e report come meglio si ritiene per rivedere ognuno la propria sceneggiatura di quello che sta facendo e che può fare nella vita e in ogni suo ambito professionale, medico, mentale ed economico.

Nelle aziende più strutturate, in tal modo da tempo si prendono decisioni sempre più rapide ed efficaci ad ogni livello di responsabilità, e così si condividono poteri e deleghe per governare le diverse scelte strategiche ed operative con maggiore cognizione di causa. Il vantaggio ulteriore, grazie a questa possibilità, sarà anche quello di liberare in tal modo il settore IT di ogni impresa da competenze che non gli competono, che sono quelle di elaborazione di report e ricerche.

Per fare questo non basta giocare solo con le tecnologie e i numeri, come si può immaginare. Abbiamo da imparare dalla scienza anche il come conoscere, governare e monitorare le competenze trasversali. Ossia quelle che provengono dalle ricerche dei neuroscienziati e che riguardano tecniche e protocolli che si possono insegnare già alle elementari per sviluppare le diverse menti, coscienze consapevoli, e vari tipi e strutture di attenzioni, le diverse concentrazioni, le tecniche di monitoraggio proprie della consapevolezza e della gestione della logica e dei giochi delle emozioni che aiutano o corrodono attenzione, responsabilità, volontà, capacità di perseveranza, coscienza e consapevolezza di ciò che serve per valorizzare l’uomo.

Perché pensare in questo modo? Mi ha ispirato Jim Hackett, amministratore delegato della Ford. Egli ha indicato un nuovo paradigma per le case automobilistiche. Riporto le sue parole in un’intervista: “Il punto che voglio sviluppare è questo: in futuro avremo una marea di dati che provengono dai veicoli, dagli utenti di questi veicoli, dalle città che parlano di tali veicoli e dagli stessi concorrenti”. Continua… “sappiamo dove ogni cliente lavora; da quanto tempo vivono nella loro casa, ecc.”. Conclude: “È questa la leva enorme che abbiamo con i dati”. Ford potrebbe fare una fortuna monetizzando i dati. Fine essenza della sua intervista.

Mi chiedo io: come saranno le fabbriche Ford a breve? Che tipo di business plan immagina questo amministratore delegato nel medio-lungo termine? Tutto l’attuale indotto della Ford? Esistono ancora i sindacati dei lavoratori e degli industriali (responsabili) di un’economia utile all’uomo? Se si, cosa fanno e cosa pensano tutti questi attori, senza farsi coinvolgere da chi per il potere fine a se stesso, senza più disegni chiari, mira solo alle prossime elezioni?

Se tutti iniziassero a ragionare come Jim Hackett (cosa non impossibile) e l’idea si allargasse sempre in più aree produttive, ciò farebbe capire ancor più che un nuovo modello più finanziario che economico è già partito, e che quello che invece è ancora poco chiaro (ad essere fiduciosi ed ottimisti), è quale possa essere un nuovo contratto sociale che potrebbe sostenere questa tendenza in auge.

Da non sottovalutare anche una piccola cosa. Finora l’Occidente ha fatto il bello è il cattivo tempo, è stato un esempio per tutti sul dimostrare ricchezza e benessere, è stato geniale a esportare “democrazia” (guerre a parte) e consumismo sfrenato. Ora come si fa tutto ciò, lo stanno capendo e desiderando solo altri 2/3 miliardi di persone (vedi Cina e India, intanto), mentre il pianeta è sempre uno. Non male. Tutti in tutto il mondo vedono che si può vivere tutti da ricchi!

Cambierà qualcosa? Sì qualcosina, perché l’alternativa non può essere diventare tutti poveri. Quindi o una guerra totale sterminerà un bel po’ di gente, per essere brutali, ma abbiamo già detto che non conviene a nessuno (almeno spero); o più semplicemente e più auspicabilmente, cambierà sempre più velocemente dappertutto e in ognuno solamente il modo di rivedere i consumi, di rivedere l’utilizzo del tempo, cosa fare dei rifiuti, dove prendere l’energia necessaria, come rapportarsi con l’ambiente, come essere rapidamente nuovi cittadini, nuovi consumatori, nuovi dirigenti, nuovi lavoratori, anziani, giuristi, medici, funzionari pubblici ecc.. sperando, intanto, che nuovi legislatori sappiano orientarsi, mentre nuovi padri e nuove madri sapranno chiedersi quanto prima che tipo di nuova famiglia creare e se serve a cosa, perché e con quali valori. Fatto ciò, tutto si riequilibrerà e trasformeremo il pianeta terra in paradiso.

Sì. Effettivamente, devo ammettere che oggi mi sento fiducioso ed ottimista. Non ho altri dati a mia disposizione. Intanto, ad oggi abbiamo gli apocalittici che vedono la fine del mondo in arrivo; gli integrati che non vedono e non sentono, sperando che non accada mai nulla. Infine, abbiamo i tantissimi senza rotta che sono zattere, barchette, barconi, barche a vela e barche a motore, che in mare agitato, cercano un porto che tutti sanno esserci ma nessuno vede dove in modo chiaro.

Fondamentale è il voler e dover puntare ad una presa di coscienza delle nostre potenzialità umane individuali, che tutti noi abbiamo ma non amiamo considerare più di tanto. Attenzione, concentrazione e responsabilità per avere continua consapevolezza del qui e ora e del dove si va. Questa io vedo come una bussola da avere sempre con sé. Le scienze umane, comportamentali e sociali, grazie alle tecnologie e ai nuovi paradigmi in esame, sono già di grande aiuto.

 

di Franco Ciardiello

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Ciardiello Franco. Sociologo, esperto in big data, analisi e dinamiche sociorelazionali dell’ecosistema aziendale. Collabora, con strutture specializzate nel monitoraggio e analisi di big data per analisi verticali su brand o prodotti per aiutare a creare efficaci strategie di comunicazione volte ad aumentare la visibilità e i livelli di engagement; aiuta imprenditori, manager e professionisti a  creare strategie commerciali e supporto alle organizzazioni di reti vendite; valorizza il potenziale umano per realizzare progetti condivisi; ponendo cura su attenzione e responsabilità, flussi di comunicazione interna, funzioni, deleghe e poteri per ogni ruolo.

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